Image

Nikos Salingaros sulla struttura urbana #2 La natura dei pattern

Sabato 03 Maggio 2014 19:05:00  |  Teoria  |  

di Nikos Salingaros

Di fatto, i linguaggi dei pattern sorgono da due bisogni molto diversi: (a) come un modo di comprendere, e possibilmente controllare, un sistema complesso; (b) come necessari strumenti di progettazione con i quali costruire qualcosa che sia funzionalmente e strutturalmente coerente. Per visualizzare i pattern e le loro interconnessioni utilizziamo una rappresentazione per grafi. I pattern possono venir rappresentati come nodi in un grafo, e il grafo è connesso da margini di diverse lunghezze (Figura 8.1). Un pattern è un’incapsulazione di forze, una soluzione generica a un problema. Il “linguaggio” combina insieme i nodi in una cornice organizzativa. Una mera giustapposizione di pattern non è un sistema, perché manca di connessioni.

Figura 8.1. Pattern individuali si raggruppano a formare sei pattern di livello più alto, che hanno proprietà addizionali.

 

Le leggi secondo le quali i pattern (nodi) si connettono, sono altrettanto importanti dei pattern stessi. Parole prive di regole di connessione non possono costituire un linguaggio. Una combinazione coerente di pattern formerà un pattern nuovo, di più alto livello, che possiede proprietà addizionali (Figura 8.2). Non soltanto ciascun pattern originale funziona altrettanto in combinazione quanto individualmente, ma il tutto contiene dell’informazione organizzativa che non è presente in ciascuno dei pattern che lo costituisce. Un pattern di livello superiore non può essere previsto a partire dai soli pattern di livello più basso. Ammassare insieme dei pattern senza ordinarli in maniera propria non produrrà alcuna coerenza. Ciascun componente potrebbe funzionare individualmente, ma l’intero non funziona, proprio perché non è un intero.

Figura 8.2. Ulteriori connessioni organizzano i pattern della Figura 8.1 in un pattern di livello immediatamente superiore. Le nuove proprietà dell’intero corrispondono alle nuove simmetrie.

 

Un linguaggio dei pattern è più di un semplice catalogo di pattern. I pattern individuali sono più facili da descrivere del loro linguaggio, eppure un catalogo è solo un dizionario. Non fornisce un copione; non possiede regole per fluide connessioni interne, o per sub-strutture ordinate. Un catalogo di pattern manca della fondamentale convalida che viene dal riconoscimento delle proprietà combinatorie nel linguaggio. Alcuni pattern richiederanno altri pattern complementari per essere completi. Le combinazioni ammesse sono di solito infinite. Un linguaggio vi dice quali fra essi può essere combinato, e in che maniera, così da creare un pattern di livello superiore. Per tracciare un’analogia con i sistemi biologici, possiamo dire che il sistema funziona grazie alle connessioni fra i sottosistemi (Passioura, 1979).

 

Connessioni gerarchiche inter-scala

Ogni sistema complesso ha una struttura gerarchica; vale a dire che diversi processi accadono su diverse scale o livelli. Le connessioni si realizzano sia sui livelli stessi, sia attraverso i livelli (Mesarovic, Macko et al., 1970). Lo stesso vale per un linguaggio dei pattern. Il “linguaggio” genera un sistema di connessioni mediante il quale l’ordinarsi dei nodi di un livello crea nodi su un livello più alto. Tale processo scorre verso l’alto e verso il basso nei livelli (Figura 8.3). Il contesto coesivo fornito dal linguaggio permette la transizione verso l’alto a tutti i livelli superiori. Possiamo capire meglio un linguaggio se ha organizzazioni a livelli diversi, perché ciascun livello è protetto dalla complessità in tutti gli altri livelli.

Figura 8.3. Le connessioni gerarchiche mostrano in che modo i pattern dei livelli superiori dipendono da quelli dei livelli più bassi.

 

Un linguaggio dei pattern non ha una struttura di regole strettamente modulare, come sarebbe il caso se il linguaggio fosse definito soltanto da poche unità di base, ma aggiunge nuove regole man mano che la scala aumenta. I livelli superiori in un sistema dipendono da tutti quelli più bassi, ma non viceversa (Passioura, 1979). Anche se, una volta disconnessi, i pattern di livello inferiore sono in grado di funzionare senza formare necessariamente un pattern di livello superiore, un tale sistema non è coesivo, perché esiste soltanto su un livello. Ogni livello in un sistema gerarchico complesso è sostenuto dalle proprietà del livello immediatamente più basso. La combinazione dei pattern che agiscono su un più piccolo livello di scala, acquisisce nuove e inaspettate proprietà che non erano presenti nei pattern costitutivi, e queste vengono espresse in un pattern di livello superiore (Figura 8.4). I pattern sui livelli più alti sono perciò necessari perché incorporano informazione nuova.

Figura 8.4. I pattern su uno stesso livello si combinano per aiutare a definire un nuovo pattern ad un livello più alto.

 

Molti fallimenti nel descrivere un sistema complesso sono dovuti al fatto di non permettere abbastanza livelli. Un’interruzione fra i livelli disconnette il linguaggio dei pattern, perché i pattern su livelli differenti si trovano in tal modo troppo distanziati per poter entrare in relazione (Figura 8.5). Tendiamo a cadere in questa trappola, a causa di un modo di pensare non gerarchico. Alcuni pattern urbani funzionano su una scala di 100 m e contengono pattern architettonici che operano sulla scala di 1 m, ma che ne è dei pattern di tutte le scale intermedie? Un problema ancora più serio consiste nell’attribuzione di importanza alle dimensioni, diffusa nella nostra cultura. Lavorando al di dentro di tale mentalità è molto facile concentrarsi solo sui pattern (o gli anti-pattern) a larga scala, ed ignorare quelli sui livelli più bassi. Ciò rende impossibile verificare i pattern lungo le loro connessioni verticali, quali sono illustrate nelle Figure 8.3 e 8.4.

Figura 8.5. Due gruppi di pattern sono troppo distanziati nella scala per connettersi effettivamente.

 

Uno dei principali metodi di verifica di un linguaggio dei pattern consiste nel connettere ciascun pattern verticalmente ai pattern dei livelli superiori e inferiori. Il danneggiamento di un linguaggio dei pattern può essere compreso visivamente se si cancella ogni singolo pattern nella Figura 8.3. Ne consegue la rimozione del coordinamento di tutti i pattern collegati al di sotto di quelli cancellati; è inoltre ovvio che se una relazione verticale è una relazione di inclusione, risulteranno eliminati anche quei pattern che vi si trovano al di sotto. Ancora, pure tutti i pattern al di sopra dei pattern sbarrati risulteranno automaticamente eliminati. Quindi, rimuovere un pattern senza comprendere le sue connessioni significa danneggiare una porzione significativa del linguaggio dei pattern, perché contemporaneamente si rimuove anche, come minimo, una catena verticale di pattern.

È necessaria una nota a riguardo di quell’errore che identifica qualsiasi struttura multi-livello con un ordinamento gerarchico ad albero rovesciato. In un albero, ogni cosa è ordinata a partire da un singolo snodo in alto, e gli snodi sullo stesso livello non si collegano direttamente l’uno all’altro. Anche se alcuni autori utilizzano tale terminologia, non è questo che intendiamo qui. La Figura 8.3 mostra che la gerarchia che proponiamo per i linguaggi dei pattern non è un albero rovesciato, perché ha cime multiple e connessioni orizzontali; cioè molte volte più connessioni di quelle possedute da un albero. Una struttura gerarchica ad albero rovesciato è troppo restrittiva, perché tutte le comunicazioni devono passare per gli snodi di livello superiore. Le gerarchie ad albero rovesciato sono associate con i sistemi che esercitano il controllo dall’alto verso il basso (Alexander, 1965).

 

Scoprire pattern per nuove discipline

Una nuova disciplina ha bisogno di astrarre i suoi pattern quando essi appaiono. Si tratta di costruire le proprie fondamenta e il proprio scheletro logico, sopra il quale potrà sorreggersi la crescita futura. Cogliere in anticipo i pattern di base accelererà lo sviluppo del linguaggio, e guiderà nella giusta direzione. Si possono trarre intuizioni per un nuovo campo che manchi ancora di pattern, studiando quelli di discipline già formate. Una struttura universale di alto livello è inerente a tutti i linguaggi dei pattern. Lo spazio di una soluzione, che è distinto dallo spazio parametrico, raramente è monodimensionale. Ciò significa che non basta scoprire quello che non funziona per ottenere quello che funziona, semplicemente facendo l’opposto. Possono esserci infiniti opposti. Occorre esaurire lo spazio della soluzione, identificando molti anti-pattern contigui prima di tarare il pattern stesso.

Qui dobbiamo ammonire contro la distruttiva tendenza dei nostri tempi a giudicare prematuramente i pattern, usando criteri rigidi quali l’efficienza, la riduzione dei costi e la scorrevolezza. Non è che questi siano criteri inappropriati, ma essi tendono ad ignorare la connessione tra i pattern. In altre parole i pattern all’interno di un linguaggio dei pattern dipendono l’uno dall’altro in maniera complessa, e una selezione frettolosa di quelli che vengono erroneamente considerati pattern “superflui” può danneggiare la coesione del linguaggio. Molti pattern fondamentali sono stati scartati nel vano interesse dell’economia, senza accorgersi che essi sono essenziali per la coerenza di un sistema e per il suo intero funzionamento. Le conseguenze a lungo termine sono negative, e significative. Si può tentare di dare una linea filante a un processo dopo che si sia compresa bene la sua complessità, ma non prima. Nuovi pattern promettenti, come altri vecchi e onorati dal tempo, sono stati spietatamente smantellati da modi di ragionare di corto respiro, sviluppati all’ombra della credenza che i sistemi complessi debbano conformarsi a un qualche tipo di “design minimalista”. Ciò è dovuto a una comprensione superficiale del modo in cui un sistema funziona.

I sistemi complessi più eleganti sono piuttosto (ma non perfettamente) ordinati. Dovendo adattare dei pattern alle scale più piccole e su quelle intermedie — di fatto, ovviamente, crescendo al di fuori da esse — i pattern di più ampia scala non possono essere perfetti nel senso di puri, o molto semplici. Un buon disegno evita le complicazioni non necessarie. È bilanciato tra la formazione di pattern di piccola scala blandamente organizzati, che potrebbero condurre a forme di processi in qualche modo casuali, e pattern che potrebbero invece dare eccessivo rilievo alla larga scala. Andare troppo in là verso questi due estremi danneggia la coerenza (e dunque l’efficienza) del sistema.

Le idee generali qui presentate dimostrano che è utile estendere i pattern urbani alla città elettronica. La nozione di “ambiente intelligente” definisce la connettività urbana del nuovo millennio. Oltre all’esistente struttura lineare governata dai pattern di Alexander (si veda Capitolo 1: Teoria della rete urbana), abbiamo bisogno di sviluppare delle regole per la connettività elettronica (Droege, 1997; Graham e Marvin, 1996). Per definire un tessuto urbano coerente, funzionale, il linguaggio dei pattern delle connessioni elettroniche (che soltanto ora viene a svilupparsi) deve allacciarsi perfettamente al linguaggio delle connessioni fisiche. Alcuni autori hanno già asserito in maniera fuorviante che la città verrebbe resa ridondante dalla connettività elettronica. Tali opinioni ignorano i nuovi pattern osservati, che correlano gli snodi elettronici a quelli fisici nel tessuto urbano pedonale. I due linguaggi dei pattern, molto più verosimilmente, si completeranno e rinforzeranno a vicenda.

 

Coerenza e connettività

Fra i due criteri (a) coerenza interna e (b) connettività esterna, è il secondo ad essere quello di gran lunga più importante. La complessità di un sistema — i cui termini possono divenire noti solo dopo un certo tempo, se mai lo saranno — può impedire che un nuovo linguaggio dei pattern abbia una struttura interna armoniosa. È comunque essenziale che ciascun linguaggio dei pattern si connetta ai linguaggi esistenti confinali (Figura 8.6). Per esempio, un edificio dagli interni incoerenti risulterà inservibile. Ma una volta che un edificio abbia raggiunto un minimo di coerenza interna, la connettività esterna con altri pattern assume maggiore importanza. Il punto sta nell’evitare l’isolamento di sistemi patologici, che poi sopravvivono perché non soggetti a confronti e contrappesi interattivi.

Figura 8.6. I pattern qui proposti sono internamente coerenti ma fondamentalmente corrotti, perché falliscono nel connettersi a pattern esterni.

 

È possibile definire un insieme di anti-pattern che “ripulisce” la complessità imponendo idee rigide, monodimensionali. Un tale tipo di linguaggio potrebbe in se stesso essere perfettamente coerente al proprio interno, ma non sarebbe in grado di coesistere con altri linguaggi dei pattern che invece rispettassero la complessità. L’esempio migliore viene dalla politica. Il fascismo e il totalitarismo fanno piazza pulita del caos della società umana, ma cozzano con i nostri più profondi pattern dei valori umani. Allo stesso modo, ciascun linguaggio dei pattern organizzativo che cerchi di creare un ambiente di lavoro positivo, necessariamente si connetterà e produrrà una transizione al linguaggio dei pattern architettonici di Alexander, linguaggio che determina le forme costruite su tutti i livelli della scala (Alexander, Ishikawa et al., 1977).

Il pattern architettonico BALCONE DI DUE METRI è di aiuto nell’illustrare la connettività (Alexander, Ishikawa et al., 1977). Molti pattern sociali della vita famigliare, come sedere intorno a un tavolo, condividere un pasto, bambini che giocano sul pavimento con dei giocattoli, piante che crescono in grossi vasi, cucinare all’esterno su un barbecue, ecc., possono realizzarsi all’interno di un balcone unicamente se esso è largo almeno due metri. Quando un balcone viene costruito più stretto per seguire un qualche canone arbitrario di progettazione, o semplicemente per ragioni di economia (il che soddisfa criteri di coerenza interna), fallisce nel connettersi ai pattern sociali di cui sopra. Connessione qui significa accomodamento e inclusione fra pattern che appartengono a due diversi linguaggi. L’isolamento matematico, come nella Figura 8.6, determina con certezza l’isolamento fisico del balcone dai suoi potenziali utilizzatori.

Non ci rendiamo abbastanza conto di quanto compiutamente i pattern architettonici si connettano ai pattern sociali; essi costituiscono una parte significativa della cultura tradizionale di ogni società. Perderli, significa danneggiare irreparabilmente il modo in cui una società funziona, perché i pattern architettonici aiutano a definire tutti i pattern sociali di livello più alto (Figura 8.7). Specialmente tra i poveri di campagna, la tradizione è l’unico modo di salvaguardare la propria cultura. La tradizione incarna soluzioni che si sono evolute per innumerevoli generazioni. In tal modo i pattern progettuali sono connessi con un modo di vivere, e ne sono divenuti parte integrante. Questo punto è stato enfatizzato da Alexander (Alexander, 1979), ed è argomentato in modo eloquente da Hassan Fathy (Fathy, 1973) (pp. 24-27). Gli architetti sensibili si preoccupano affinché i loro progetti si adattino ai pattern sociali e li nutrano.

Figura 8.7. I pattern architettonici che si collegano reciprocamente ai pattern sociali (reali) si combinano anche per creare un pattern socio-architettonico su un livello più alto.

 

Talvolta, un pattern può presentare una caratteristica secondaria indesiderata; proprio come un tratto ereditario d’un organismo, magari essenziale per la sopravvivenza, ma dotato di negativi effetti collaterali. È il medesimo pattern ad essere espresso in due modi diversi. Il tentativo di eliminare la forma secondaria, quella indesiderata (per esempio, abolendo ogni elemento architettonico o pattern sociale che “guasta” una simmetria altrimenti perfetta), senza comprendere a cosa essa connetta, può distruggere l’intero linguaggio. Proprio condannando le caratteristiche secondarie dei pattern umani, in quanto non conformi alle idee arbitrarie di stile, o sulla base di una qualche avversione antisociale, gli architetti sono riusciti ad eliminare i linguaggi tradizionali dei pattern in tutto il mondo.

 

Le regole stilistiche e la replicazione dei virus

In tempi di crisi, o semplicemente per desiderio d’innovazione radicale, discipline ben stabilite talvolta rimpiazzano di buon grado i propri linguaggi dei pattern con regole stilistiche. Affatto arbitrarie, sia che vengano dalla moda o dal dogma (qualche autorità afferma una regola che non verrà mai messa in dubbio), o riferite a una situazione molto specifica, inapplicabile in generale, le leggi stilistiche non sono compatibili con dei pattern complessi come quello mostrato nella Figura 8.7. Il meccanismo mediante il quale le regole stilistiche si propagano ha delle somiglianze sostanziali con la replicazione dei virus. Una regola stilistica viene di solito data come un modello, e ai sostenitori si richiede di replicarlo nell’ambiente. Il suo successo non è misurato da come serve bene una qualche attività umana, ma piuttosto da quante copie ne vengono prodotte.

Le regole stilistiche spesso non hanno connessione con i bisogni umani: sono soltanto immagini con un superficiale contenuto simbolico. Alcune sono benigne, molte altre patologiche. Un codice di informazione per una forma costruita — per es. “muri uniformi, lisci, continui a livello stradale” — penetra nella mente di un progettista sia attraverso l’insegnamento sia dalla visione di esempi costruiti. Persone altrimenti intelligenti, vengono sedotte dalle idee semplicistiche di un metodo di progettazione, facile da applicare perché elimina o sopprime la complessità naturale. Quell’individuo diventa così un agente di replicazione del virus. Ogni volta che quel codice viene replicato, distrugge le connessioni umane in quella regione della città; il risultato è ovvio, perché questo virus particolare disfa tutti i pattern per le interfacce connettive urbane discusse sopra.

All’opposto, un pattern non è mai imposto o forzato, ma sorge dall’uso, e viene accolto per i suoi benefici. Facilita la vita e le interazioni umane, e deve continuamente sottostare a prove sulla sua efficacia in tal senso. Una differenza essenziale è che, a causa delle forze che lo sottendono, nessun pattern architettonico può essere rappresentato come un’immagine visiva. Un pattern risolve un problema complesso; non è uno schema da copiare senza riflettere. È assolutamente più facile riprodurre uno schema visivo che risolvere un problema fondamentale di progettazione, perché il primo non richiede un pensiero ragionato, ma soltanto un aggiustamento intuitivo. L’intelletto non ha bisogno di lavorare, e il progettista può alleggerirsi della responsabilità di prendere decisioni difficili riguardo alle complesse interazioni tra le forme costruite e le attività umane. In parte come risultato di questo cambiamento, il design architettonico è ormai pesantemente orientato verso modelli visivi definiti dal design alla moda.

Molte regole stilistiche sono anti-pattern: non sono accidentali, né rappresentano le semplici preferenze di un individuo. Esse intenzionalmente compiono l’opposto di alcuni pattern tradizionali, per la ricerca della novità. Travestite da “nuovi” pattern, abusano del processo naturale di riparazione di un linguaggio dei pattern, per distruggerlo. I pattern funzionano in maniera cooperativa per costituire unità complesse, le quali coesistono e competono in un equilibrio dinamico. Al contrario, le regole stilistiche tendono ad essere rigide e poco accondiscendenti. La loro replicazione, in molti casi fissa la geometria della forma costruita in modo da escludere i pattern umani. Una singola regola stilistica è in grado di sopprimere un’intera catena di pattern collegati su molte scale differenti (Figura 8.3). Una regola stilistica distruttiva, come un virus, è un codice informazionale che dissolve la complessità dei sistemi viventi.

Gli architetti di oggi vengono educati a utilizzare un vocabolario limitato di forme, materiali e superfici semplici. Le loro possibili combinazioni non sono sufficienti nemmeno per accostarsi alla struttura di un linguaggio. Ciò viene a sostituire l’accumulo di un’intera letteratura di pattern, corrispondenti a parole, frasi, paragrafi, capitoli e libri interi, capace di conservare il significato proveniente dall’esperienza e dalla vita umana. Pochi si rendono conto delle enormi conseguenze sulla società che derivano dall’adozione di un determinato vocabolario di design. Le decisioni relative allo stile architettonico coinvolgono la cultura circostante; al contrario di quanto viene generalmente proclamato, le visioni di una singola persona non si limitano a un edificio in quanto opera particolare. Uno schema visivo individuale è, al contrario, in grado di distruggere un’intera cultura in una maniera altrettanto efficace di quella di un virus mortale.

 

Evoluzione e riparazione dei linguaggi dei pattern

Pattern verificati sono pressoché permanenti, anche se si dà un processo di riparazione e rimpiazzo. Di quando in quando possiamo fare gli avvocati del diavolo ed ignorare le vecchie soluzioni, così da scorgerne di nuove e innovatrici all’interno di una vecchia disciplina. Un nuovo pattern è superiore se, rispetto al vecchio pattern che viene a rimpiazzare, incrementa la connettività verso la maggioranza dei pattern già stabiliti. Potrebbe ad es. avere un contesto più ampio, o superare diversi pattern più vecchi, e in tal modo affinare il linguaggio. Un tale procedimento ha lo scopo di rafforzare un linguaggio dei pattern esistente attraverso la riparazione e l’evoluzione, come anche di conservare la saggezza accumulata mantenendola attinente ai bisogni che cambiano.

Molto meno frequentemente, si assiste a un cambio di paradigma che rende inutile un intero linguaggio dei pattern: ad es. quando i veicoli a cavallo furono rimpiazzati dalle automobili. Ciò non invalida il linguaggio dei pattern, mostrando come crearne uno ulteriore; ma semplicemente rende quel prodotto finale meno desiderabile. Tuttavia mentre la tecnologia e i materiali cambiavano, molti pattern hanno resistito pressoché intatti passando dai carri alle auto. Di solito, l’adozione di un’innovazione è grandemente facilitata se si minimizza la percezione del cambiamento e, conseguentemente, il numero dei pattern che hanno bisogno di essere rimpiazzati. È uno spreco buttar via un lascito di pattern, alcuni dei quali stabiliti nel corso dei millenni.

Non occorre eliminare del tutto un linguaggio dei pattern più vecchio per introdurne uno nuovo. La coesistenza di pattern competitivi o complementari è anzi spesso desiderabile, persino necessaria, specialmente se i nuovi pattern occupano posizioni diverse nella gerarchia (perché agiscono su scale differenti). Se connessi propriamente, condurranno a un sistema complesso più ricco e più stabile. Si è creduto, sbagliando, che i pattern per la rete del trasporto automobilistico sarebbero stati minacciati dai pattern per le reti pedonali e per il transito di massa. Sulla base di questa incomprensione, i pianificatori urbani e i produttori di automobili hanno semplicemente soppresso questi ultimi (Newman e Kenworthy, 1999). Oggi cominciamo invece a comprendere che un’equilibrata coesistenza di tutti e tre i linguaggi — deputati rispettivamente al movimento pedonale, automobilistico e del transito di massa — è un prerequisito necessario per un sistema di trasporti di vasta portata (si veda Capitolo 1: Teoria della rete urbana).

Alcuni pattern potrebbero funzionare ugualmente bene su diversi livelli, benché il contesto della maggioranza dei pattern determini la loro posizione su una particolare scala del linguaggio dei pattern. Alcuni pattern possono essere spostati su o giù verticalmente all’interno di un linguaggio. Tale proprietà produce economia in un linguaggio dei pattern, attraverso una modalità auto-similare di scala, il che significa che una scala appare come un’altra scala quando viene ingrandita. Un linguaggio dei pattern che sviluppa coerenza nel tempo, può anche sviluppare un grado scalare auto-simile come risultato delle connessioni attraverso i livelli. Via via che l’insieme dei pattern sviluppa una struttura cooperativa, guidata dall’allineamento dei pattern (o degli anti-pattern) su livelli diversi, crea similarità inaspettate. Perciò, ciascun livello di una struttura coerente esprime una proprietà che è caratteristica dell’intero.

 

L’importanza del dettaglio

Un linguaggio richiede la presenza di pattern su altrettanti livelli di quelli impegnati per connettersi ai processi naturali. Ciascun livello è importante in se stesso. In ogni sistema complesso, il dettaglio fa parte delle scale più basse nella gerarchia. Se queste sono sconnesse, o mancanti, il sistema non è coerente e non può funzionare (Mesarovic, Macko et al., 1970). Trascurare un pattern perché si trova su un livello più basso, inficia l’intera struttura. Non è sempre ovvio quale sia il livello più basso di un sistema, dal quale dipendono tutti i livelli sovrastanti. Il dettaglio che fa parte di una gerarchia scalare, verrà connesso a tutti i livelli più alti della complessità, e non è meramente “aggiunto”. Le forme fisiche hanno fattezze strutturali su scale diverse in quanto risultano da forze interne ed esterne. Dal microscopico al macroscopico passando per tutte le scale intermedie, i diversi livelli di scala cooperano.

Nel disegno degli edifici esistono molteplici scale — in corrispondenza della serie umana delle scale da 1 cm a 1 m — difficili da giustificare su basi strettamente strutturali. Eppure, per definire una gerarchia connessa di scale, quelle scale debbono essere presenti nella struttura (Salingaros, 2000). Perciò o il progetto deve permettere l’emergere della struttura e delle suddivisioni a quelle scale, o la sub-struttura dev’essere intenzionalmente generata a quelle scale. Tale esigenza crea il tradizionale “ornamento” e tutti i pattern che lo generano (Alexander, Ishikawa et al., 1977; Salingaros, 1999). L’ornamento giusto è essenziale affinché una grande forma possa essere coerente (Salingaros, 2000). Un’analisi della coerenza strutturale che sorge da una gerarchia scalare collegata rivela la necessità dell’ornamento, sebbene al giorno d’oggi l’ornamento risulti discordante, poiché non è posto in relazione con la forma più grande.

Il dettaglio è una questione a parte. Il più piccolo dettaglio percepibile alla distanza di un braccio misura 0,25 mm, il che ha a che fare con un complesso visivo quale la trama di un tessuto o l’immagine sullo schermo di un computer. Mentre un tale grado di dettaglio si ritrova in materiali riccamente composti, sono di solito le scale tra la trama e l’ornamento (1 mm a 1 cm) a mancare negli edifici contemporanei. La nostra tradizione del design minimalista elimina le scale più piccole, di intermediazione, dalla forma costruita. Dopo mezzo secolo di esercizio con questo idioma, tendiamo a dimenticare che l’architettura più amata (Modernismo incluso) funziona specialmente bene su queste scale. Le persone sentono il bisogno di connettersi alla struttura ad ogni scala.

 

Conclusione

I linguaggi dei pattern incapsulano l’esperienza umana, e ci aiutano a fronteggiare la complessità nel nostro ambiente. Si applicano a tutto, dai programmi dei computer, agli edifici, alle organizzazioni, alle città. I linguaggi dei pattern di una civiltà sono sovente sinonimi del suo patrimonio tecnico e culturale. Nuove sfere dello sforzo umano sviluppano i loro propri linguaggi dei pattern, che debbono collegarsi ai linguaggi dei pattern esistenti in campi prossimi. I pattern singoli vengono verificati empiricamente nel tempo. Il linguaggio stesso sarà sulla strada giusta se evolve una struttura connettiva che incorpora scalarità e gerarchia. L’architettura e il design urbano nel ventesimo secolo fanno affidamento su un insieme di regole stilistiche che falliscono nel connettere ai pattern della vita umana. Scuole, critici, televisione e riviste ci hanno insegnato a preferire le forme visive astratte, e ad ignorare il fatto che gli ambienti generati da simili schemi non sono in grado di adattarsi ai loro stessi pattern comportamentali. Un esempio di ciò deriva dritto da un’incomprensione fondamentale della geometria urbana. Si è creduto che la rimozione delle interfacce urbane avrebbe aiutato a creare la città contemporanea, quando invece essa l’ha seriamente danneggiata.

Questo capitolo ha argomentato che i pattern provvedono un fondamento necessario per connettere ogni soluzione progettuale agli esseri umani. Contraddirli disconnette forma costruita e persone. Tale conclusione ha delle conseguenze profonde per la pratica architettonica. Cambia drasticamente la posizione dei linguaggi dei pattern nell’architettura contemporanea. Da quella marginale che hanno occupato per più di due decadi, balzano al centro della rilevanza architettonica. I linguaggi dei pattern si rivelano come la “radice principe” di tutta l’architettura, dalla quale il design trae la propria vita col fine di soddisfare i bisogni umani. Ciò è vero anche se non si approvano uno o più tra i pattern di Alexander. I nostri risultati implicano che le mode del design che separano se stesse da questa fonte di vita sono condannate a rimanere per sempre sterili. Coloro che compiono un simile atto intenzionalmente devono ammettere d’ora in avanti che proprio questo è il loro scopo.

 

Ringraziamenti 

La ricerca dell’Autore è sostenuta in parte dalla fondazione Alfred P. Sloan. Sono grato a G. Arbon, P. L. Briggs, J. O. Coplien, C. L. Jeffery, R. Johnson, J. Tidwell, M. Waddington, e S. Woo per i loro utili commenti.

Il presente testo (seconda parte) è tratto da Architectural Research Quarterly, volume 4, No. 2, 2000, pagine 149-161. Traduzione di Stefano Serafini.

comments powered by Disqus