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Biourbanistica e Territorio

Martedì 22 Ottobre 2013 11:00  |  Strategia, sviluppo  |  

di Redazione

Si è appena concluso il convegno di tre giorni della Società Internazionale di Biourbanistica su “Biourbanistica e territorio. Ritorno all’Italia: Provincia, post-politica, service design”, Roma, Artena, Segni – 18, 19 e 20 ottobre 2013, organizzata dall’arch. Angelo Gentili, responsabile del Progetto Artena, e coordinata dal dott. Stefano Serafini, direttore delle ricerche della ISB.

Il tema generale ha riguardato l’applicazione alle piccole città della metodologia biourbanistica del service design e della progettazione biofilica come motori di crescita civile, culturale ed economica sostenibili. A un anno dall’inizio di tale applicazione, si sono mostrati i risultati concreti avuti dal territorio.

I lavori hanno avuto inizio venerdì 18 ottobre presso la Facoltà di Architettura Roma Tre, in via della Madonna dei Monti a Roma. Introdotti dal dott. Serafini, sono intervenuti la prof.ssa Sherryl Muriente, della Florida Atlantic University (USA), il dott. Fulvio Forino, manager sanitario e presidente dell’associazione Dedalo 97, il prof. Alessandro Giangrande, Università Roma Tre, e il Prof. Antonio Caperna, Presidente della ISB.

Nel corso di questa prima giornata, si è discusso sul tema trasversale che investe il rapporto tra design, società e politica. La discussione ha fornito interessanti spunti di riflessione teorici e applicativi.

In merito, il prof. Caperna ha delineato la cornice critico-teorica della biourbanistica per lo studio e la progettazione del territorio, mentre il dott. Serafini ha descritto il quadro epistemologico all’interno del quale operano gli studiosi della biourbanistica, e gli obiettivi che essi si propongono in chiave sociale ed economica. La prof.ssa Muriente ha quindi illustrato la sua esperienza durante la Summer School organizzata ad Artena dalla ISB lo scorso luglio sul tema “Neuroergonomics and placemaking”. La prof.ssa Muriente ha mostrato grande attenzione per le metodologie messe in atto dalla ISB nella progettazione del territorio, e si è fatta portavoce dell’interesse che tale esperimento ha trovato negli Stati Uniti, invitando il dott. Serafini ed il prof. Caperna negli USA per un seminario divulgativo rivolto agli studenti americani.

Il successivo intervento del prof. Giangrande, già docente in tecniche di valutazione ambientale alla Università Roma Tre, ha discusso una tematica estremamente rilevante per le comunità urbane: ovvero quella del recupero dei beni pubblici dismessi o sottoutilizzati, e il modo di finanziarlo. Infatti, soprattutto nelle grandi aree urbane, si va diffondendo la richiesta di riappropriazione di luoghi per uso collettivo, di cui le città sempre più spesso mancano. La proposta progettuale illustrata dal prof. Giangrande ha riguardato l’ex deposito ATAC di Roma piazza delle Vittorie. essa è stata sviluppata attraverso una procedura di progettazione partecipata con gli abitanti del quartiere.

Infine, il dott. Forino, già responsabile di una delle maggiori ASL italiane, ha illustrato le metodologie complesse che sono necessarie per organizzare una struttura estremamente articolata quale può essere un’azienda sanitaria, facendo emergere, anche in questa circostanza, come una metodologia condivisa può definire non solo un quadro relazionale più sereno, ma anche risultati operativi estremamente positivi tanto per l’organizzazione che per la comunità tutta.

La seconda giornata, sempre coordinata dal dott. Serafini, si è svolta nel pittoresco centro di Artena, a 30 Km da Roma.

Alla discussione, vertente sul tema “Dove vanno Artena, la sua gente, il suo territorio?”, è intervenuto lo scrittore e giornalista Pino Aprile con un sentito discorso sull’identità e sul prezioso patrimonio culturale delle nostre terre. La chiave interpretativa della decadenza italiana, secondo Aprile, risiede nella nostra condizione di vinti, che ci porta a patire come un dolore quel bello e quel buono che non sono stati capaci di proteggerci. Sono intervenuti esponendo modelli concreti Marco Fioretti, autore e formatore, che ha da poco lanciato il progetto internazionale di una piattaforma di personal email come risposta alla fine dell’era della privacy, ed  Ilaria Vitellio, responsabile della Biennale dello Spazio Pubblico. Era presente Mariavittoria Albini, presidente del consiglio comunale di Pontelandolfo (BN).

Elemento di estremo interesse è stata la presentazione dei risultati conseguiti dal Progetto Artena dopo soltanto un anno di attività, una sorta di modello utile per altre città e per l’intero Paese, basato sulla fine di fatto dell’attesa dell’azione dall’alto, e quindi dell’ultimo potere della vecchia politica. Le iniziative dal basso che suppliscono di fatto lo Stato, hanno aperto già una nuova fase nella conformazione civile. Le città, in particolare quelle a dimensione umana, diventano le protagoniste di questa nuova fase socio-politica e culturale. Il progetto Artena – ha sottolineato il dott. Serafini – attraverso le sue buone pratiche, intende divenire un modello di sviluppo funzionale, applicabile alla provincia italiana.

In dettaglio, il progetto si articola in una serie di interventi a carattere multidimensionale. Il progetto Open Brew – coordinato dall’arch. Angelo Gentili – ha per obiettivo la trasformazione di un vecchio edificio fatiscente nel cuore pulsante di attività sociali, a partire da un birrificio didattico capace di attivare il centro storico di Artena con importanti effetti micro-economici e turistici. Lo spazio polifunzionale verrà restituito alla comunità, e si auto-sosterrà con un’azienda-volano che genera dinamismo per tutti. La Summer School organizzata dalla ISB, che vede la partecipazione di studiosi provenienti da tutto il mondo e che quest’anno è alla sua seconda edizione, è stata illustrata nei suoi effetti sul territorio, e nell’entusiasmante partecipazione dei residenti. Un altro tassello in questa cornice di rinascita culturale del borgo, è l’istituzione all’interno di esso della sede italiana della Ruin Accademy, fondata ad Helsinki e Taipei dell’architetto finlandese Marco Casagrande vincitore, tra l’altro, del Premio Europeo per l’Architettura 2013. Infine sono state ricordate altre interessantissime progettualità che investono Artena quali, ad esempio, la rivalutazione di pratiche dell’antica tradizione artenese, e il recupero a giardino comune di un’area maggiore, già ridotta a immondezzaio, ad opera degli studenti della Summer School, e di alcuni cittadini, secondo la visione del naturalista artenese Andrea Margiotti. In merito, la ISB tra poche settimane proporrà un libro che riguarda l’esperienza della scuola estiva e dei suggerimenti emersi da parte degli studiosi per il recupero funzionale delle aree delle case spallate.

A tali esperienze si è aggiunto il contributo dei ragazzi dell’UGI di Colleferro. Rispondendo alla richiesta di aiuto degli anziani di un quartiere, hanno ripulito e trasformato in un luogo per la socializzazione un’intera area abbandonata, per la quale il Comune non disponeva di mezzi.

Serafini ha ricordato che le attività sopra illustrate, sono state strutturate anche su una scala territoriale più ampia, in collaborazione con la XVIII Comunità Montana dei Monti Lepini (Artena, Carpineto Romano, Gorga, Montelanico e Segni), il cui presidente Ettore Pucinischi era in sala. Si tratta del “Progetto Lepus”, anch’esso messo a punto dai ricercatori della ISB.

L’ultima giornata si è svolta nella cittadina di Segni (RM). Qui l’amministrazione comunale si è dimostrata interessato all’approccio biourbanistico verso lo sviluppo territoriale, e la scorsa estate aveva chiesto alla ISB di effettuare uno studio che analizzasse, in termini strategici e scientifici, le potenzialità e le criticità della sua realtà urbana, cercando di estrinsecare i desideri della popolazione per cominciare a definire una visione a lungo termine, finalizzata a raggiungere una migliore qualità di vita.

È così nato il progetto “SegniSeed”, ovvero una analisi delle necessarie azioni strategico-sistemiche per aiutare la rinascita urbanistica e socio-economica della cittadina laziale. Tale progetto, realizzato a titolo gratuito da una equipe internazionale di studiosi provenienti da diversi Paesi, rappresenta un’innovazione poiché applica per la prima volta il metodo del service design ad un intero sistema urbano.

Fra il pubblico erano fra gli altri presenti il sindaco e l’assessore alla cultura di Segni, Stefano Corsi e Valente Spigone, mons. Franco Fagiolo, parroco della concattedrale di Segni, e la dott.ssa Federica Colaiacomo del Museo Archeologico della città.

Nel corso della serata il dott. Serafini ha illustrato i risultati emersi da questa prima raccolta sistematica di informazioni socio-economiche e culturali sulla cittadina ed il suo territorio. L’analisi – ha detto il dott. Serafini – mostra chiaramente che è possibile ottenere risultati portando con l’ausilio di uno “sguardo esterno” ad auto-consapevolezza il ricchissimo capitale sociale della città. Ciò permette di comprendere quanto sia importante e necessaria la comunicazione fra i diversi soggetti dei settori produttivi, politici, sociali e culturali. Per agevolare tale comunicazione sarebbe utile una piattaforma per innestare sinergie sistemiche e strategiche. Ad es. il potenziale del turismo può aiutare ad innescare il mercato produttivo e culturale, ma ad esso vanno forniti gli strumenti di know-how, e la collaborazione interessata di altre forze cittadine. Gli artigiani possono potenziare le proprie vendite e concentrarsi maggiormente sul loro lavoro, se alcuni giovani laureati della città vengono messi in condizione di dedicarsi al marketing territoriale dei loro prodotti. L’Amministrazione della cittadina, ormai priva di fondi per ragioni strutturali, potrebbe funzionare come “olio nel meccanismo”, semplicemente mettendo in connessione  le diverse energie vive presenti nel paese, corresponsabilizzandole, e incoraggiandole. Pochi investimenti strategici sono anche consigliati per agganciare mercati turistici rilevanti e al contempo migliorare le condizioni di vita e l’appetibilità della città, ad es. politiche volte a favorire l’accessibilità per tutti del nucleo storico di Segni, attraverso formule di manutenzione partecipata ed accoglienza diversificata. È ovvio – ha ribadito Serafini – che finita l’era industriale, il solo turismo non basta a creare una base economica durevole, ma è più che mai necessario, in particolare per i piccoli centri, la creazione di un sistema integrato capace di aggregare la tradizione (culturale, agricola ed artigianale) con l’innovazione introdotta dalle tecnologie digitali e ciò che esse possono rappresentare, in termini socio-economici, per un territorio altrimenti escluso dai circuiti internazionali. È così che la metodologia del service design per le città messa a punto dalla ISB, rappresenta un salto qualitativo, perché unisce il criterio della biofilia – una qualità di cui i nostri territori sono ancora ricchi – con una strategia dell’azione corresponsabile fra pari per il bene sentito veramente come comune. Tutto ciò significa strutturare il paesaggio fisico, socio-economico e culturale verso un modello al servizio anche del profitto, ma diffuso all’intera comunità. I risultati del SegniSeed sono stati consegnati al sindaco della città sotto forma di una relazione, che sarà a breve anche scaricabile pubblicamente da Internet.

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