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L'economia collaborativa. Un libro di Michel Bauwens

Sept. 9, 2017, 6 a.m.  |  Economia, Editoriali  |  

di Stefano Serafini

 

Il nostro amico Michel Bauwens, fondatore e presidente della P2P Foundation, ha dedicato la sua vita a formalizzare e diffondere la filosofia dell'economia paritaria o collaborativa ("peer-to-peer economy") desumendola dal successo della progettazione informatica sulla quale si basa il Web 2.0. In tale tipo di sistema gli utenti collaborano alla struttura che permette i loro scambi, ricevendo e fornendo contenuto. Il modello ha avuto successo anche in sede teorica, portando alla definizione del neologismo "prosumer", dalla fusione dei termini "producer" e "consumer". Tutti noi oggi interagiamo in un contesto relazionale virtuale nel quale siamo sia produttori che consumatori di contenuto. Basti pensare ai social media che a differenza dei media tradizionali quali TV o giornali contemporaneamente leggiamo e scriviamo.

In realtà il filosofo Jean Baudrillard aveva previsto una simile evoluzione del sistema capitalistico già negli anni '70, considerandolo lo sfondamento dell'ultima resistenza soggettiva al sistema delle cose. Il sistema è insomma diventato noi. Entrati nel tunnell dei riflessi di due specchi contrapposti (il sistema segnico al quale Baudrillard riduce il capitalismo) noi ci siamo prima confusi e identificati con la nostra immagine ripetuta all'infinito, tanto da non poterla più distinguere dal nostro corpo; e infine l'immagine è divenuta noi stessi. La merce si vende a se stessa.

Nel libro Come realizzare una economia collaborativa per il 99% (Feltrinelli, 2015) tradotto in Italiano per la prima volta, Bauwens affronta il tema dall’economia collaborativa da un punto di vista ottimistico, addirittura come pratica migliorativa del capitalismo se non addirittura anticapitalistica. La liberazione da legami gerarchici (politicamente, l'abbandono dell'autoritarismo per il liberalismo da parte del Capitale) ha infatti dimostrato una grande efficacia economica, sia in termini di profitto che di funzionalità. La produzione risulta disegnata e gestita collettivamente in una maniera oliata dal piacere e dall'entusiasmo dei partecipanti. Specialmente positiva, secondo Bauwens, è la microscala alla quale l'economia p2p si svolge, perché la possibilità di sussistenza d'impresa può basarsi su nicchie specifiche ai bisogni comunitari, e quindi non richiede la privatizzazione dei mezzi di produzione, che dunque possono essere condivisi e agilmente riorientati alle esigenze del momento. L'economia della società liquida, insomma, viene analizzata da Bauwens dal punto di vista dell'emergente relazionarsi caratteristico dell'Occidente post-industriale, digitale e atopico, nonostante egli cerchi una dimensione neo-comunitaria e neo-locale.

Il libro è utile per comprendere alcuni meccanismi del darsi del nostro sistema economico, ed è interessante osservare come l'autore cerchi di ricondurne il senso a una positività umanistica e liberatoria, perché ogni cosa ha due versi ("buono" e "cattivo") a seconda dei fini verso i quali viene orientato. Tuttavia il volume può essere anche visto come una finestra sulla distopia realizzata di un capitale imploso, dove la sintassi sistemica ha sostituito la semantica, facendo credere alla persone che l'eteronomia è ciò che esse veramente desiderano. In altre parole, la struttura del capitale si è definitamente sostituito alla civitas, fingendosi struttura comunitaria. Due sono le maggiori contraddizioni incontrate dal sistema. La prima, è che esso può funzionare solo attraverso una rete per definizione a-locale e universale anche quando dovrebbe definire punti di scambio locali e particolari, pre-formandone dunque la cornice semantica. La seconda, è che la trasmissione, sia essa gerarchica o pari-a-pari, impropriamente definita "comunicazione", ha per oggetto sempre e unicamente "cose" (eventualmente colorate di emozioni).

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