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Complessità. Un'introduzione semplice

Lunedì 08 Aprile 2013 16:18:00  |  Teoria  |  

di Ignazio Licata

“La complessità non è una scienza autonoma, è un modo di vedere. Significa pensare per reti, connessioni e processi dove il riduzionismo tende a vedere solo elementi isolati ed osservatori distaccati. L’osservatore è sempre situato in qualche “qui” ed “ora”, è un agente attivo che sceglie cosa osservare e come, un costruttore di teorie, ed è anche un narratore che vuole andare “oltre” e che è compreso in una trama più grande. La conoscenza si articola su mille piani in continua risonanza tra loro senza appiattirsi una sull'altra. Come fisico so che la scienza è fatta da una trama di problemi "tecnici" ed "oggettivi", dalla soggettività e dal gusto del singolo ricercatore, direi dalla sua estetica, e dal contesto sociale, l'ordito delle tensioni economiche e culturali che accompagnano la ricerca. La complessità è una storia d'amore tra l'osservatore-narratore ed il mondo".


Dichiarazione tratta dal "Festival della Complessità" Tarquinia.

Una guida accessibile, accattivante e completa per interpretare alla luce della teoria della complessità i fenomeni che accomunano ambiti solo apparentemente distanti come i sistemi sociali, il management, la biologia, la mente, le relazioni politiche, la meteorologia e molti altri. Ma anche una proposta per una nuova visione che capovolga il modo consueto di interpretare o gestire questi sistemi, una critica dalle profonde ricadute politiche: se i sistemi sociali vengono guardati e gestiti con un approccio riduzionistico, meccanicista e facilmente funzionale al sistema verticistico e neo-liberale, si tratta invece di ripensarli nell’ottica aperta suggerita dalle scienze della complessità.

 

Complessità. Un'introduzione semplice

Per evitare equivoci, la posizione qui espressa non è anti-riduzionista in senso metodologico (come fisico mi sarebbe impossibile esserlo), ma lo è nel senso del riduzionismo ideologico, la foglia di fico dietro cui prospera la tecno burocrazia, il “nient’altro che” e infine il fatale “le cose stanno così”. Reificare i processi in oggetti trasformando l’osservatore in un deus ex machina esterno al sistema ha avuto conseguenze dannose sulle scienze della vita e soprattutto sul modo di concepire le discipline socio-economiche. Quello che qui tentiamo di suggerire è che il mondo ed il nostro agire è estremamente più ricco e vario di quanto un’economia asfittica vorrebbe attribuire ad una caricatura mediatica e cortigiana della scienza.

A questo punto potremmo anche sostituire alla parola "scienza" la parola "mercato", "organizzazione sociale" "politica". In tutti questi casi noi abbiamo l'impressione di subire queste dimensioni e di non poterle in alcun modo modificare. E adesso abbiamo tutti i tasselli necessari per comprendere che una rivoluzione epistemologica non riguarda soltanto l'area della conoscenza scientifica, ma si riflette sull'intero spettro delle nostre possibilità culturali e sociali" (...)

Se dimentichiamo anche solo per un attimo l’importanza dell’osservazione e il suo primato, anche la scienza diventa ideologia e potremmo rimanere vittime di chi cerca di convincerci che viviamo nel migliore dei mondi possibili" (....)

Un modello teorico è un filtro cognitivo che rende conto di certe osservazioni e stabilisce una sorta di equilibrio tra l'osservatore e il mondo; è la forma generale del test per un insieme di domande che possiamo porre a una classe di fenomeni. Questo non significa che quelle domande siano uniche ed esaustive. Possiamo sempre provare a farne delle altre (...)

Dovremmo imparare a pensare con amore, gentilezza e rispetto alle condizioni in cui mettiamo al mondo una possibile "verità" da discutere e condividere, più che alla Verità Maiuscola. Verità come processo e non come possesso, se mi passate la semplificazione.

Costruiamo mondi tirandoli fuori dall'incertezza e dalla bassa definizione.

Ignazio Licata è professore di Fisica teorica e direttore dell’Institute for Scientific Methodology per gli studi interdisciplinari di Palermo. Allievo di David Bohm, si occupa attualmente di fondamenti di teorie quantistiche, teoria dei campi, processi cognitivi e rapporti tra fisica e computazione. 

Fonte: Duepunti edizioni - Ottobre 2011

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