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Il Peer to Peer Urbanism (P2PU)

Giovedì 11 Aprile 2013 09:26:00  |  Teoria  |  

di Antonio Caperna

Il concetto di Peer-to-Peer

In generale, con il termine peer-to-peer (P2P, ovvero rete paritaria) si intende un collegamento tra più computer (che compongono una rete) in modo tale da consentire lo scambio di informazioni senza che si passi dal sistema centrale, ovvero una rete informatica che non possiede nodi gerarchizzati sotto forma di client o server, ma un numero di nodi equivalenti (in inglese peer) che possono fungere sia da client che da server verso gli altri nodi del network.

Un esempio molto comune di P2P è rappresentato dalla rete per la condivisione di file (File sharing)

Michael Bauwens è, senz’altro, uno dei massimi esperti e teorici dei sistemi basati sul concetto di Peer to Peer.

Bauwens in “The Political Economy of Peer Production” afferma che il concetto di P2P non si riferisce a comportamenti o a processi che si svolgono all’interno di network distribuiti ma, piuttosto “Peer to Peer designa esplicitamente tutti quei processi che mirano ad accrescere e diffondere i processi partecipativi di utenti strutturati su di una base equipotenziale”.

Michel Bauvens, in “The Political Economy of Peer Production” identifica quattro fattori che hanno permesso lo sviluppo e crescita del fenomeno P2P:

a. infrastruttura tecnologica, in particolare la diffusione dei personal computer che ha permesso alla gran parte della popolazione l’accesso alle tecnologie informatiche;

b. information and communication systems interattivi che hanno permesso un incremento esponenziale delle capacità di produrre e accedere, in modo autonomo, a risorse di vario formato, da quelle testuali, a quelle video ed audio altrimenti impensabile fino a qualche anno fa;

c. software per produzioni autonome come, ad esempio, gli strumenti per lo sviluppo di blogs, wiki, che hanno permesso la nascita, crescita e sviluppo di community globali senza la presenza di soggetti “intermediari”;

d. infrastruttura legale, ovvero la capacità di proteggere dagli interessi privati la “conoscenza” che i soggetti della rete generano. Esempi sono rappresentati dalla General Public License (GPL), la quale proibisce l’appropriazione del codice sorgente, la Open Source Initiative e alcune versioni della Creative Commons License

In tale contesto, è bene rammentare che un ruolo fondamentale è quello svolto dalle “reti distribuite”, ovvero “un sistema formato da un insieme di entità indipendenti che cooperano per raggiungere un fine comune attraverso scambio di informazioni".

È bene rammentare che in informatica e nelle telecomunicazioni una rete di calcolatori è un sistema o un tipo di rete di telecomunicazioni che permette lo scambio o la condivisione di dati, risorse (sia hardware sia software) ed informazioni tra diversi calcolatori consentendo un indirizzamento universale. Quindi una rete di telecomunicazione deve implementare al proprio interno sia delle funzionalità per il trasporto di informazione, sia delle funzionalità per l’indirizzamento e per la commutazione (switching).

I processi P2P hanno caratteristiche estremamente innovative come, ad esempio, la possibilità, offerta al singolo, di poter scegliere liberamente con chi connettersi ed interagire in funzione di quelle che sono le proprie esigenze. Altre due caratteristiche sono l’equipotenzialità e l’oloptismo.

L’ equipotenzialità è una caratteristica che denota la non esistenza di una selezione a priori di coloro che partecipano ad un determinato progetto. Nei contesti P2P i progetti sono aperti a tutti coloro che desiderano prendervi parte, a condizione che si fornisca un contributo di competenze o un supporto che sia costruttivo alla realizzazione del progetto. Nei processi P2P la capacità di collaborazione ed interazione costruttiva tra i partecipanti è intrinsecamente verificata dallo stesso processo e le abilità e capacità dei singoli sono verificate e convalidate comunitariamente nel stesso processo di produzione. Queste caratteristiche sono evidenti nei progetti open publishing, come il giornalismo fatto dai cittadini, dove chiunque può pubblicare e chiunque può verificare la veridicità degli articoli. Il filtraggio è, quindi, a posteriori e non a priori. Questa caratteristica - anti-credenzialismo - è, quindi, da considerarsi in contrapposizione al peer review tradizionale, dove le credenziali sono un presupposto essenziale per partecipare a progetti.

L’oloptismo, invece, rappresenta la possibilità, fornita ai partecipanti, di accedere liberamente a tutte le informazioni attinenti un determinato progetto come, ad esempio, gli obiettivi, la documentazione disponibile ed, in generale, a tutte quelle informazioni volte a favorire la massima trasparenza del processo. In tali contesti la comunicazione non avviene dall’alto verso il basso né è costruita su regole gerarchiche, ma è orizzontale e strutturata su un feedback sistematico.
Questa modalità si contrappone al panoptismo, tipico dei processi gerarchizzati, dove la conoscenza “totale” è riservata ad una élite, mentre al resto dei partecipanti è permesso un accesso alle sole informazioni strettamente necessarie.

Infine, i processi P2P hanno una capacità di auto-organizzazione. Difatti non bisogna dimenticare che la base filosofica del P2P richiede che i partecipanti si aiutino e collaborino, raggiungendo la massima efficacia allorquando si da’ vita ad una sorta di "intelligenza collettiva". Bauwens ritiene che, dal punto di vista della psicologia sociale, questa “intelligenza collettiva” rappresenti una modalità nuova e profondamente diversa dalla normale psicologia delle masse, allorquando queste sono guidate da una ideologia o da un pensiero dominante. Il modello P2P, caratterizzandosi più che sull’individualismo su una forma di intelligenza collettiva, presenta maggiori capacità analitiche e, quindi, si presta meno alle manipolazioni rispetto alla tradizionale struttura gerarchizzata. Esso, difatti, nasce immaginando una società di individui e non di consumatori passivi e, più in generale, si immagina una società non dominata dalle potenti lobby economiche e mediatiche.

 

Peer to Peer Urbanism (Urbanistica peer to peer)

Negli anni ’70 del secolo scorso, con il libro A Pattern Language Christopher Alexander ha introdotto, attraverso la teoria dei patterns, una metodologia di progettazione urbana ed architettonica, che ha anticipato, nella sua essenza, l’urbanistica P2P.

Alexander ha fortemente sostenuto il diritto dei cittadini ad essere una forza attiva nelle scelte progettuali, e per tale motivo ha proposto l’utilizzo dei patterns come fosse un sistema open-source. Difatti, i Pattern non rappresentano strumenti per giungere ad una definizione ultima del progetto, quanto piuttosto regole che permettono di governare strutture o problemi complessi al fine di giungere ad una soluzione ottimale, tanto sotto il profilo fisico – coerenza geometrica - che da un punto di vista del benessere psico-fisico e neurofisiologico. Inoltre, avendo essi una struttura sostanzialmente del tipo open-source, li rende “plastici”, ovvero è possibile, attraverso un processo di formalizzazione collettiva, di generarne di nuovi o adattare quelli esistenti a quelle che sono le caratteristiche culturali e fisico-geometriche di un determinato ambito territoriale. Quindi, si tratta dispositivi di lavoro che racchiudono una sostenibilità intrinseca che vanno integrati ed adattati alle esigenze specifiche della comunità e del luogo, in base ad analisi ben precise.

Fino ad oggi i Patterns sono stati di grande aiuto per la progettazione urbana essenzialmente come strumenti di: (i) diagnosi, ovvero per operare una valutazione di un progetto – realizzato o semplicemente proposto – in relazione alla sua rispondenza a quelle caratteristiche di sostenibilità, benessere psico-fisico e di socio-geometria degli spazi costruiti; (ii) lavoro che, combinato ad una metodologia di design adattativo, può contribuire a definire spazi che si adattano alle caratteristiche della comunità.

L’analogia tra patterns e il P2P ha, quindi, un fondamento epistemologico. Come detto, i patterns sono il frutto di una intelligenza collettiva, spalmata nel corso dei secoli, e che ha individuato, per definiti ambiti problematici, le soluzioni che meglio soddisfano, sia sotto il profilo fisico che psicologico e neurofisiologico, un determinato problema. Pertanto, l’urbanistica Peer-to-Peer rappresenta un cambio innovativo e radicale del modo in cui si concepisce, si progetta e si rinnova la città fondato sui sotto elencati principi base (Caperna A., Mehaffy M., Mehta G., Mena-Quintero F., Rizzo A., Salingaros N. A., Serafini S., Strano E., 2010):

1. gli esseri umani hanno il diritto di scegliersi l’ambiente in cui vivere. Le scelte individuate dagli abitanti selezionano “naturalmente” quelle che meglio hanno affinità con le esigenze della comunità e di ogni essere umano;

2. l’urbanistica Peer-to-Peer deve generare e diffondere conoscenza, teorie, principi, tecniche e pratiche costruttive per generare ambienti urbani che rispettino le reali esigenze dell’uomo. Ciò dovrà avvenire in coerenza con i principi della filosofia open source, ovvero in maniera libera ed accessibile a tutti in modo tale da favorirne l’utilizzo e la revisione critica attraverso azioni di feedback;

3. diritto di accesso alle informazioni ambientali e trasparenza del processo decisionale. Ciò sarà attivamente supportato dalla Information and Communication Technology (ICT);

4. gli abitanti sono portatori di conoscenze, capacità e pratiche che si sono stratificaste nel corso dei secolari. Pertanto essi devono essere soggetto attivo tanto nelle fasi preliminari che in quelle attuative dei processi decisionali. Ogni intervento, pubblico o privato, che tende a trasformare il territorio richiede il consenso e la partecipazione degli abitanti;

5. il processo progettuale deve avere un carattere maieutico che deve coniugarsi con le secolari conoscenze degli abitanti. Tale atteggiamento permette una crescita civile e culturale della società, una maggiore consapevolezza degli abitanti e una migliore interazione tra questi ed i tecnici;

6. in alcuni casi, dovrebbe essere riconosciuto agli abitanti il diritto all’autocostruzione per ridisegnare o modificare porzioni di territorio, di quartiere o l’abitazione in cui essi vivono.

I principi sopra esposti rappresentano un affinamento di quelli formulati in Peer to Peer Urbanism (Caperna A., Mehaffy M., Mehta G., Mena-Quintero F., Rizzo A., Salingaros N.A., Serafini S., Strano E., 2010) e vogliono costituire la base metodologica per un nuovo modello di disegno ed analisi del territorio e della città. In tale contesto emergono alcuni punti cardine del progetto P2PUrbanism, ovvero: (i) conoscenza e maieutica del processo; (ii) trasparenza e accessibilità di tutte le informazioni riguardanti un territorio (urbano e non); (iii) gli abitanti come soggetti attivi nella costruzione socio-economica, politica e di ridisegno del territorio; (iv) attuazione di politiche coerenti con i principi della filosofia open source; (ii) la comunità locale come portatrice di valori e cultura secolare.

Come si vede, il modello proposto ha profonde ripercussioni tanto nella struttura sociologia e politica che su quella dell’organizzazione dell’economia e dell’educazione.

Nel modello autocratico vigente, la partecipazione dei cittadini è, il più delle volte, un atto fortemente svuotato da quello che è il reale significato di partecipazione nel processo decisionale. Ciò è ancora più vero nei processi attinenti l’organizzazione di ambiti quali l’industria, l’educazione, la ricerca etc.. Come detto, il modello canonico, strutturato su un approccio razional-meccanicistico e sul disegno del territorio operato da un “tecnico esperto”, è antitetico con la filosofia del P2P, la quale propugna azioni scaturite da una intelligenza collettiva, ovvero processi (politici e/o progettuali) strutturati sulla fattiva partecipazione della popolazione. Sebbene non è, nell’immediato, immaginabile una tale prospettiva, molti indicatori ci permettono di individuare proprio in tale direzione un possibile sbocco di organizzazione socio-economica e culturale della nostra società. È, pertanto, più che mai necessario implementare le ricerche affinché sia possibile definire una politica urbana capace di fornire indirizzi ed attuare scelte strategiche. Ciò è più che mai necessario, vista la crescita esponenziale delle tecnologie digitali che, tra l’altro, anche in ambito urbanistico possono svolgere un ruolo decisivo nell’attuazione di politiche rivolte ad obiettivi di sostenibilità “strutturale”.

Per concludere, le potenzialità dell’approccio P2P sono notevoli e tali da far emergere nuove caratteristiche nel modello di produzione, governance e proprietà. In particolare, è possibile individuare un nuovo modello di:
a. produzione, strutturato sulla libera cooperazione di produttori che hanno accesso ad una forma di capitale distribuita. È questa una forma di produzione diversa sia da quella a fini di lucro che da quella pubblica realizzata da imprese statali. In questo modello produttivo il “prodotto” non è un valore di scambio per il mercato ma, piuttosto, un valore d'uso per una comunità di utenti;
b. governance, strutturato su processi non più regolati dal mercato ma dalla stessa comunità di produttori;
c. proprietà, differente sia da quello privatistico che da quello pubblico strutturato sul concetto di rendere il valore un qualcosa che sia liberamente accessibile ed usabile su base universale, attraverso un nuovo regime di proprietà comune.

Come si vede il potenziale economico e socio-politico del movimento P2P è enorme. Esso diviene fautore di una nuova rivoluzione, aprendo nuove frontiere per la nostra società ancora strutturata su concetti e modelli del secolo scorso.

 

NOTE
(1) I comportamenti emergenti possono essere osservati ovunque, dagli organismi biologici pluricellulari all'andamento del traffico, nelle città o nelle simulazioni informatiche e negli automi cellulari. Essi denotano un contesto dove le componenti di un sistema complesso, a seguito di comportamenti non lineari, inducono l’emergere di proprietà nuove e non prevedibili

Riferimenti Bibliografici

  • Bauwens M., The Political Economy of Peer Production, disponibile online http://www.ctheory.net/articles.aspx?id=499
  • Alexander C., Ishikawa S., Silverstein M., Jacobson M., Fiksdahl-King & Angel S. (1977) A Pattern Language, Oxford University Press, New York.
  • Caperna A., Mehaffy M., Mehta G., Mena-Quintero F., Rizzo A., Salingaros N. A., Serafini S., Strano E., (2010). Peer to Peer Urbanism, disponibile su http://p2pfoundation.net/Peer-to-Peer_Urbanism
  • Nikos Salingaros , in collaborazione con Antonio Caperna, Michel Bauwens, David Brain, Andrés M. Duany, Michael W. Mehaffy, Geeta Mehta, Federico Mena-Quintero, Ernesto Philibert-Petit, Agatino Rizzo, Stefano Serafini & Emanuele Strano (2011). Peer to Peer Urbanism, disponibile su http://zeta.math.utsa.edu/~yxk833/

Siti Internet
www.biourbanism.org
http://p2pfoundation.net/Peer-to-Peer_Urbanism
http://p2purbanism.blogspot.it/
http://p2pfoundation.net/

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