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Borgate e degrado: dalla realtà alle narrazioni

Nov. 10, 2019, 9:56 a.m.  |  Editoriali  |  

di Federico Leo Renzi

L'attentato che ha distrutto la libreria-centro culturale La Pecora Elettrica aveva puntato i riflettori per due giorni sulle condizioni delle borgate romane, sul connubio fra mafie, neofascismo e spaccio organizzato.

In questi due giorni sono uscite pregevoli analisi sulle problematiche delle periferie romane, sul dissesto di Roma, sull'assenza di qualsiasi intervento delle istituzioni per migliorare le condizioni di vita dei residenti. Il tutto è durato esattamente due giorni. Poi cosa è successo? È andata in onda la puntata della trasmissione Dritto e rovescio condotta da Del Debbio, in cui c'è stata una lite violenta fra il noto criminale di borgata Er Brasiliano e il vignettista Vauro. Dopo la suddetta puntata, i quotidiani e le principali testate online hanno puntato il loro sguardo sulla deriva dei talk show, sulla liceità o meno di dare diritto di parola ad individui come Er Brasiliano, ecc. La cosa assai interessante però è che nessuno a quanto pare abbia colto l'abissale differenza esistente fra dei fatti generati da un determinato contesto sociale ed economico, cioè da scelte politiche disastrose condotte per decenni, ed uno scazzo avvenuto all'interno di un talk show fra un criminale che bazzica di tanto in tanto lo showbiz (Er Brasiliano era nell'entourage dei due noti trapper romani Gallagher e Traffik) e un vignettista. Insomma nessuno sembra più in grado di cogliere l'abisso che separa la realtà e la sua rappresentazione a fini spettacolari, il degrado di vaste aree di una metropoli e l'imbecillità fomentata per ottenere audience.

Per capire il grado di alienazione dei nostri migliori intellettuali, basta leggere le loro opinioni sul sopraddetto talk show: secondo costoro, se vietassimo trasmissioni come quelle di Del Debbio e censurassimo personaggi come Er Brasiliano, fatti come quelli di Centocelle scomparirebbero. Secondo il ragionamento soggiacente, insomma, le borgate romane sarebbero ridotte a piazze di spaccio della mafia e a luogo di reclutamento del neofascismo a causa dei talk show e dell'hate speech sui social, cioè fenomeni tipici degli ultimi 10 anni, non per politiche economiche ed urbanistiche che risalgono agli anni '60, quando i nostri politici citavano Cicerone e sulla RAI Ungaretti leggeva le sue poesie. Ovviamente questa cecità non riguarda soltanto l'analisi, ma anche le proposte: censurare i talk show e porre freni all'hate speech costa poco o nulla, esattamente come organizzare cicli di letture, di teatro, ecc. nelle borgate. Ripianificare una città, ritarare completamente i piani di contrasto alla povertà, ecc. invece costa molto, troppo... perché lo spettacolo ha questo vantaggio sulla realtà: costa poco e rende molto e subito. La realtà invece ha il brutto vizio di costare molto e rendere poco e lentamente. Giustamente i nostri intellettuali (come i nostri politici) preferiscono pascolare dove il ritorno è abbondante e immediato.

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